Stiamo amando tutti The Last Dance, la docuserie prodotta da Espn e Netflix che racconta l’ultima stagione (e non solo) dei celebri Chicago Bulls di Michael Jordan attraverso splendide immagini, interviste e aneddoti.

Nel 1998 la stella americana aveva 35 anni : viene dunque spontaneo il paragone con altre due leggende dello sport come Roger Federer (38 anni) e Valentino Rossi (41 anni) , anch’essi prossimi alla loro ”ultima danza”. Avremo quindi più possibilità di vedere l’ultima elegante danza di Roger sull’erba consumata in una domenica sul campo centrale di Wimbledon, o l’ultima danza di Valentino tra le curve di una pista del motomondiale?

Quando è arrivato il momento di scoccare l’ultima freccia, quella decisiva, Jordan ha fatto affidamento al suo killer instinct, e non ha nemmeno avuto bisogno di sfiorare il ferro del canestro per mettere a segno l’ultimo tiro; proprio in questo sono mancati finora Federer e Rossi, incredibilmente alla presa con il noto problema del ”braccino” proprio quando dovevano mostrare tutta la loro esperienza.

È il 14 Luglio 2019,sono passati 533 giorni dall’ultima vittoria di uno slam e 728 giorni dalla vittoria dell’ottavo wimbledon (al termine del quale Federer cita Rossi e Jordan tra le sue fonti di ispirazione). Re Roger deve affrontare nel suo giardino preferito Novak Djokovic in finale, il quale lo ha già sconfitto nel 2014 e nel 2015 ; ma stavolta è diverso, sembra pensarlo anche l’aria mite di Londra. Lo svizzero gioca una partita al limite della perfezione, ma avendo perso due tie-break, viene spinto a giocare il quinto set : nella stessa situazione si era fatto sopraffare dalla fatica nel 2014. Eppure 5 anni dopo non cede, prende il break sul 7-7 e ha due match point con servizio : ecco che il killer instinct fa spazio forse alla paura di vincere, Federer gioca contratto e Nole vince i due punti e si prende il contro break. Dopo un’altra mezz’ora di grande tennis vincerà il serbo, di nuovo al tie break, in una giornata in cui sembrava dover essere solamente il coprotagonista di una pagina storica ; e Roger forse non ci riesce a credere ancora adesso.

Quando si arriva all’appuntamento di Austin nel 2019, sono passati tre anni e mezzo dal rocambolesco finale di campionato 2015, dove Valentino Rossi, per demeriti non solo suoi, lasciò per strada forse l’ultima occasione per agguantare il decimo titolo. Il Dottore non sale sul gradino più alto del podio dal gran premio di Assen nel 2017,e solo pochi mesi prima era scivolato a 4 giri dal termine del gran premio malese, che lo vedeva in testa seguito dal solo Marc Marquez. Anche questa gara sembra vedere Valentino lontano dalla vittoria, proprio perché la pista americana è regno incontrastato del pilota di Cervera, dominatore del campionato da anni. Infatti Marquez diventa fin dai primi giri un puntino lontano alla vista degli inseguitori, ma con un Dovizioso in difficoltà e un Vinales alle prese con un ride through per falsa partenza, il campione di Tavullia ha per le mani un solido secondo posto. A 12 giri dalla bandiera a scacchi il colpo di scena: Marquez esce incredibilmente di scena, abbandonato dalla ruota anteriore, e Rossi diventa di conseguenza leader della corsa e super favorito : è proprio in questo momento che Rossi perde probabilmente la lucidità e in pochi giri si fa raggiungere dal giovane spagnolo Alex Rins, ancora vergine di vittorie in classe regina ; un duello tra un pluricampione abituato a queste situazioni da 20 anni e un ragazzo alla prima chance potrebbe sembrare scontato, invece ancora una volta Valentino appare nervoso, contratto e impreciso nella guida : a vincere è Rins.

Due sport diversi, due situazioni diverse, due dinamiche molto simili. Due leggende che sembrano dover pagare un conto all’emozione, la stessa che non li aveva nemmeno sfiorati quando dovevano vincere per la prima volta, che si ripresenta con gli interessi nel momento in cui vedono la possibilità di conquistare quello che potrebbe essere il loro ultimo successo della carriera. A sentire Ivan Ljubicic, coach di Federer, lo svizzero potrebbe giocare fino ai cento anni ; come a sentire Graziano Rossi, padre di Valentino, il figlio potrebbe ancora fare tre o quattro stagioni ad alto livello : nonostante ciò è possibile pensare che, dopo la pausa dovuta al coronavirus, i due potrebbero cominciare a intravedere lo striscione della fine della loro era. Se Roger non ha ancora dato segni di cedimento dal punto di vista della competività, Valentino ha vissuto un campionato 2019 da incubo proprio a partire dalla gara texana. Tuttavia per vincere il torneo più importante del tennis serve uno sforzo fisico e mentale lungo 2 settimane, mentre in una gara singola del motomondiale imprevisti come pioggia e errori altrui potrebbero venire in aiuto del Dottore. Chi ha quindi più possibilità di tornare alla vittoria? Personalmente scelgo Valentino Rossi. E voi?
